la mia terza lettrice
guarda te... torno a controllare il mio blog dopo tanto tempo.. ma solo perché lo trovo come link nella pagina di un amico.. insomma torno, non so esattamente perché, tanto la voglia di scrivere di certo non mi é tornata.. comunque vado tra i commenti e trovo una tale alice che mi insulta.. mosso da curiosità cerco la sua homepage ma manca il link... insomma mi tocca incassare insulti senza diritto di replica... ma poi a chi dovrei replicare? adoro l'improvvisazione dialettica, ma non la potrò utilizzare per confrontarmi.. forse meglio così, visto che sto già perdendo tempo a scrivere di cose di cui non trovo nessun interesse... però posso mandare un bel vaffanculo!!! così, tanto per darlo, ma é uguale... forse per divertimento.. mavaffanculo!! eheh!! spero non si offenda nessuno! infatti non lo credo neanche indirizzato a nessuno... ma tanto maccheccazzomenefrega?
disinteresse
credo proprio che non me me freghi un cazzo di tenere un blog...
alla ricerca di un trolley
sabato mattina mi sono trovatonella condizione di dover acquistare un trolley (penso di scriva così), dopo tanti trolley rimediati e dopo tanti trolley distrutti, finalmente é giunto il momento do comprare un trolley tutto mio. dovevo svegliarmi presto per fare tutto, ma la mia pigrizia mi ha portato ad avere la volontà di cominciare quest'impresa dopo pranzo. A pancia piena ho preso la mia macchina e mi sono diretto in un centro commerciale. Il racconto potrebbe finire qui, anche perché come incipit di un'avventura é più che significativo. Comunque parto e in pochi minuti (per fortuna!!) arrivo in zona centro commerciale e comincio a cercare parcheggio con la mia bella macchinuccia tutta sporca di terra. Per essere un sabato pomeriggio alle 14.30 in zona c'é parecchia gente... ma devo abituarmi ai nuovi tempi dettati da questi nuovi insediamenti. Non trovando ovviamente parcheggio in superficie (questa é almeno una situazione che da anni conosco bene) mi dirigo nel magnifico 600+600 posti auto in due livelli interrati esattamente sotto il centro commerciale. E qui succede una cosa strana: mentre compio un'azione abbastanza comune, ovvero dover scendere a un livello inferiore (metropolitane, passaggi sotterranei, parcheggi condominiali, catacombe, ruderi a quote antiche etc.) vengo colpito da quel dato impressionante, ovvero 600+600, e che con le infinite combinazioni di coabitazione in un'unica vettura, abbiamo un minimo di 1200 persone. Comunque mi inserisco in una schiera di vetture parcheggiate, scendo a già mi perdo. Ma dove si entra? Ci sono più indicazioni per le macchine che per il povero pedone. Del resto é un parcheggio e lo trovo giusto. All'ingresso tramite un'uscita di sicurezza c'é una donna rom che chiede l'elemosina insieme al suo figliuolo, mentre mi dirigo verso la scala mobile. Comincio a cercare tra i negozi, mi infilo in un negozio di scarpe, mentre nel supermeket trovo dei trolley orrendi e scomodissimi. Rassegnato al fallimento passeggio tra queste strade che per nulla ricordano la strada di una città, in quando non ci sono fronti , sfondi ne' passaggi. E' una griglia stratta regolada dai negozi. Ma ad un momento un'apparizione: un negozio tutto colorato con una ranocchia in bell'evidenza con trolleys ben esposti! Fatto, mi sono infilato.. il paradiso dei trolleys, di tutti i tipi e sopratutto di tutti i prezzi. Mi aggiro curioso, un paio di commesse vorrebbero soccorrermi ma io preferisco i miei pensieri, ne apro qualcuno, qualcun'altro lo sollevo. Ma la decisione é semplice: il meno caro. Ma rimane un problema: la dimensione. Ne parlo con la commessa e non ne ho idea. Assolutamente. Scelgo il medio. Cambio idea in favore del più grande. Chiedo soccorso telefonico. E poi mi accorgo che in quel negozio ci sono circa 6 commesse. Le guardo e le ascolto mentre mi impacchettano il mio trolley e aspetto alla cassa il mio turno per pagare. Il cerchio si chiude: ma dove cazzo sto? Mi torna in mente il parcheggio, la donna rom, la security, le cassiere, le persone nel negozio di scarpe, l'eterogenietà della folla multinazionale, l'offerta degli acquisti, la pausa ristoro tra un negozio e un altro. A dire la verità mi sento un po' frastornato. Chiudo tirando fuori la mia carta di credito, pago, saluto, mi rispondono, e me ne vado. ma sulla soglia della porta vetrata scorrevole elettrica mi viene in mente un episodio vissuto pochi minuti prima. Una commessa regala a un'altra un coniglio (non capisco se di cioccolata, di peluche o di zucchero), scherzano su quel regalo e quella che mi impacchetta il regalo comincia a dire ridendo "ho volgia di coniglio", e lo ripete più volte. Non posso far altro che ridere e incamminarmi verso la macchina (tralascio la scala mobile a scendere e il mio disorientamento nel parcheggio). Comunque il mio trolley ce l'ho.
una cena che come le altre si trasforma in un'abbuffata
ieri sera sono andato a cena fuori.. ovviamente come sempre ho mangiato troppo e stavo esplodendo, e per alcuni attimi si é parlato di musica e arte.
Per quanto riguarda la musica, é nota (certo, nota a me e a quelli che mi conoscono) il mio precario interesse per la musica italia. E questo ha fatto un po' stupire. Forse é vero. Insomma la musica, soprattutto quella popolare, é identificativa di un'appartenenza, sia dal punto di vista linguistico che culturale. Ovvio che io possa stabilire un rapporto diretto con qualcuno che canta nella mia lingua (quindi capire anche le sfumature di tale idioma) e canta di argomenti che hanno delineato una storia comune. Forse dunque l'assenza di tale radice in me é sintomatica di altri fatti. O meglio. Ci sono molti italiani che mi piacciono, ma pochi di loro possono inserirsi nel pentolone della musica italiana, che tranne rare eccezioni trovo priva di particolari interessi. Insomma mi perdo un grado di rapporto con i miei concittadini. Non so se sia un bene e una male. Ma é così, e non sono né abbattuto né orgoglioso.
Poi si é parlato della pretesa incongrua di un architetto a voler farsi definire un artista, o comunque a pretenderlo di fare. Purtrobbo quella spesso é l'idea che si ha degli architetti, e spesso giustificata da atteggiamenti che loro stesso hanno tenuto nel passato. Ovviamente é una definizione totalmente sbagliata, ma pochi lo sanno. E' un dato di fatto comunque che un'altra volta mi sono trovato distante da un sentimento generale. Nessun problema. basta spiegarsi... se poi serve a qualcosa non so...
incapacità
ma perché non mi appaiono i link che ho inserito in questa dannata pagina?
che belle elezioni...
é da ieri sera che cerco distrazione, ma non ci riesco. odio fare questa cosa, ma ne ho voglia. Ne ho voglia soprattutto perché trovo alcune situazioni grottesche e ridicole.
Questa campagna elettora ha messo in evidenza due modi e due volontà di governare decisamente in opposizione tra loro e decisamente inconciliabili. Ovviamente, nel momento in cui le differenze aumentano, la scelta diventa più semplice un po' per tutti. Così sarebbe. E invece no. Questo non solo mi preoccupa, ma é sistomatico di una società i cui difetti, già congeniti in sé da tempi immemori, vengono nutriti quotidianamente. E di questi difetti ci vantiamo. Un vanto che dovrebbe essere una vergogna per un paese moderno e democratico. Ma se non ce ne fotte un cazzo del paese in cui viviamo, ne andiamo orgogliosi di questi difetti. Non sto a ribatire i concetti emersi nei giorni precedenti (anche se si dovrebbe perché qualcuno -troppo- continuano a parlare altro, ad attaccare coalizioni anche a elezioni concluse, ad evitare il confronto politico -perché attaccare é la finta politica che non ci piace- e che quindi forse ne parlerò), ma a me sembra che alla metà degli italiani non gliene fotta un cazzo del paese in cui vive. Non gliene fotta un cazzo del rispetto. Non gliene fotta un cazzo di una rappresentanza in cui proiettarsi. Non gliene fotta un cazzo di avere istituzioni degne di tale nome, non gliene fotta un cazzo se i propri figli vivranno o no in uno stato con leggi da rispettare, con ruoli da rispettare, con linguaggi da rispettare, non gliene fotta un cazzo dell'educazione, non gliene fotta un cazzo dell'educazione scolastica, non gliene fotta un cazzo degli altri, non gliene fotta un cazzo di come si fanno le cose, non gliene fotta un cazzo di far le cose per bene. E visto che tutto ciò era cosi evidente in questi 5 anni e soprattutto durante la campagna elettorare, penso che a queste pensone non gliene fotta un cazzo neanche di loro stessi.
fenomeno del linkaggio
oggi ho mille pensieri che mi assalgono e vorrei dare ad ogni cosa un giudizio assoluto e definitivo. Ma non posso ne' sarei in grado di farlo. La prima considerazione che mi ha salito all'alba, e nata ieri dopo un chilo di carne contornata da vitello é che é brutto pertere qualcosa a cui si tiene. E allora sarei in grado di fare peripezie per tenere tutti i piedi su ogni zolla di un terreno che si sta crepando? Non lo so. Insomma, sto pensando a cosa fare del mio lavoro (e il problema vero é che la mia vita é troppo rapportata al mio lavoro). Ancora non so. ANzi fose si. Ma c'é da vedere. So solo che ci sono troppe cosa tra loro contraddittorie nel mondo e che si rapportano a me. Oggi no... nel senso non riesto a fare ordine pe rcinque minuti e scrivee frasi sensate. Passiamo ad altro.
Oggi, sempre oggi, navigavo su internet preso dal FENOMENO DEL LINKAGGIO (un giorno tratterò anche questo). Insomma, questo fenomento, attraverso un meccanismo misto di casualità, volonà e imposizione, mi ha portato su un sito. Ero davvero incuriosito. SI tratta di gente che conosco. E sembrava qualcosa di attraente e interessante. Anche qualcosa di serio. Ma l'illusione di un lavoro pensato, significativo, propositivo, indagatorio é presto svanità. Sono bastati pochi passaggi di click. E anche qui ho cominciato a pensare a caso. E soprattutto al grande inganno di internet. Capace di creare eroi. Eroi morti prima dell'azione memorabile. La visibilità é un meccanismo ingannevole. E forse l'occhio é il senso più meschino (anche se nella storia tutti i sensi hanno portato tragedie e disfatte). Ma l'occhio ha una importanza preminente. Per cui é fondamentale un altro mezzo critico indagatore.
un invito a un party
A volte le cose sembrano andare storte. O meglio. Vanno storte ma non vanno male. Tra una settimana mi troverò in un party (e sarà esattamente un party, e non una festa, anniversario o quant'altro, ma un party nel suo l) in cui tutti saranno belli ricchi e famosi. Ovviamente tranne me. Anzi no. Come un grande trasformista tirerò fuori dall'armadio il vestito di mio fratello che uso per i matrimoni da ormai sei anni (sia per quelli a gennaio che quelli ad agosto), corredato da camicia di seta rossa con il collo a punta (ovviamente anch'essa di mio fratello)... e magari la mia porca figura la faccio.. mi manca la cravatta adatta, ma quella si può trovare facilmente. Il vero problema sono le scarpe. Lì non c'é speranza. Un amico mi ha fatto notare che le scarpe sono il pezzo fondamentale. E io non le ho. E poi le scarpe é difficile prender ein prestito. Dovrò comprarle? Una soluzione la troverò. Mi sto facendo fare anche un biglietto da visita giusto per l'occasione. Mi sembra tutto un circo. Ma il pezzo forte é un altro. Il party si svolgerà nella lobby di un grattacielo che ho fatto io (ovviamente il collaborazione con qualcuno molto più bravo e famoso di me). Come dire: mi costruisco la scenografia per mettere in scena una vita perfetta di cui io sono il solo protagonista. Dico ciò perché non so in quanti lì capiranno la bellezza di tutta quella finzione. Anche questà é una bella scommessa.
non so da dove cominciare...
eccomi qui per caso o necessità su consiglio di un amico. Diciamo che la volontà di venire a scrivere é nata da una conversazione con questa persona.. e nella sua idea di "perché non apri un blog come ho fatto io?". Forse sì. Anzi senza dubbio sì pensando ad oggi. Anche il titolo ha origine in questa discussione. Fai un report dei tuoi viaggi, un racconto quotidiano di questi luoghi, della gente, degli usi e dei costumi... ma soprattutto delle tue avventure e dei tuoi sentimenti lì. Buona idea... ma chissà mai se lo farò, quotidianamente, con perseveranza e divertimento. Ma forse quei sentimenti sono gli stessi che si provano nella vita quotidian, i sentimenti dello straniero della vita di Albert Camus. Da qui il titolo. Lo straniero. Anzi: lostraniero. Parlando di stranieri nel mondo non posso pensare ad altro che alla relazione tra l'uomo e l'assurdo e il suo straniamento in relazione a questo. Oggi vengo da una riunione e da una situazione che mi fa pensare a questo. Le relazioni interpersonali sono la faccenda più difficile da gestire e soprattutto quella in cui mi sento più incapace (non elenco le altre di incapacità). Fatto sta che un vile guadagno (il cui unico pregio é l'entità dello stesso), mi trovo a fare un lavoro che non adoro e avere delle relazioni con persone che non stimo. E il grave problema é che tra queste ci sono persone che assolutamente non sopporto. Stamattina sono bastati 5 minuti della mia permanenza in questo posto per pentirmi della mia decisione. Ma lo sapevo. Sapevo che sarebbe stato così. Sapevo che sarebbe stata dura. Mi sento un militare in guerra. Ma tante, non dispero perche aspetti positivi ce ne sono, non lo nego, ma adesso sono preso da un senso di sconforto. Passerà. Presto. Forse sono io che faccio sempre drammi delle cose. Alla fine forse mi piace pure drammatizzare, ma non ne sono sicuro. In ogni caso questo no né poi così importante. fatto sta che é terribilie prendere decisioni che non si vorrebbe prendere, cambiare le cose che non si vorrebbero cambiare, scegliere di lavora con delle persone che non sopporti e lasciare quelle con cui ti trovi bene. E' davvero tutto strano. La consolazione? Sto cominciando a pianificare la mia vita futura. O meglio: per la prima volta in vita mia non guardo solamente il giorno successivo, ma mi sto sforzando di guardare oltre e di capire per cosa sto facendo tutto questo. Ho i miei dubbi su questa possibilità, ma comunque si tratta di una buona consolazione che per adesso almeno un po' funziona, anche se non ho fatto ancora granché. Ma va bene così. Molte cose arrivano e non ci si accorge che siano arrivate. Ci si ritrova in una condizione e non si capisce perché. SI cambiano delle cose senza capirne i motivi, ne' da quando siano cambiate. E alla fine non so neanche perché sto scrivendo. Ma mi sento semplicemente così.
Almeno credo.





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